
Prefazione /Postfazione
(Dal cane alla fontana… quarant’anni in Compagnia)
Di: Kuerkulis)
Tra Dicembre 2005 e Gennaio 2006 persi l’occasione di avere i miei 5 minuti di notorietà di Wharoliana memoria. Via Stalngrado 45 e dintorni, era infatti piena di giornalisti che si infilavano anche in mensa per carpire dichiarazioni free-flow sul caso Consorte Sacchetti e compagnia cantante e ad un paio che mi chiesero commenti sulle loro dimissioni risposi in maniera brusca e scortese che non avevo niente da dire.
Certo, ero sicuramente influenzato da un mio pregiudizio (non di allora e ancora non rimosso), verso una informazione che non informa ma porta avanti tesi precostituite. Molto probabilmente, il virus del senso di appartenenza dopo un ventennio di incubazione veniva fuori e mi faceva fare un emotivo quadrato intorno ad un fortino sotto attacco di un interesse che non era il mio. Sicuramente ero confuso e smarrito dalla ridda di voci che provenivano dai media e che si intrecciavano con quelle di radio scarpa rendendo pressoché impossibile cercare di leggere una situazione già di per sé complessa.
In realtà qualcosa da dire ce l’avevo. Me ne accorsi una sera che postai un paio di commenti sulla vicenda nel sito di Beppe Grillo. Ricevetti risposte in linea con “dagli all’ Assicuratore”, risposi per le rime, in breve fui espulso per intemperanze verbali con tanto di cartellino (ironia della sorte) rosso.
Incazzatissimo con Grillo, gli utenti del forum e la stupidità di una omologazione della informazione anche pseudo alternativa, invece di spegnere il PC mi misi a scrivere la storia dell’ Unipol.
In definitiva quella prima puntata, fu scritta per spirito di sopravvivenza. Quello stesso spirito di sopravvivenza che ti spinge a voler dire la tua, quello stesso spirito che ti spinge a scrivere una storia che hai voglia di leggere.
Raccontare il ieri non è una operazione nostalgica. La nostalgia per il buon tempo andato si ha solamente quando ci si rende conto di avere qualche kilo in più e del testosterone in meno. Questa è una operazione di memoria storica che, se permettete, è un’altra cosa. Non si è mai poveri se si ha la ricchezza di una memoria perché in tempo di carestia fai con quello che hai e quello che hai è anche quello che sei.
E in tempi in cui la storia della Compagnia prende una mezza paginetta del Bilancio Sociale… forse vale la pena di passare del tempo a ricordare che è storia non solo di numeri ma anche di quotidiani e di uomini e di donne.
Sono stato ospitato nelle pagine di un giornale che, con diverse qualità, è riuscito a sopravvivere a parecchi Mega - Dirigenti e che è diventato il vero organo di comunicazione del mondo Unipol, con i suoi limiti ed i suoi eccessi che sono poi quelli del nostro quotidiano.
Un giornale che è stato fotografia del mondo di Via Stalingrado, grazie alla libertà dei vincoli istituzionali ma soprattutto dimostrando che per comunicare i pixel non servono ma bastano orecchie sensibili agli umori.
In questo giornale, la mia storia ha avuto un valido compare in quel Tonino che propose, a suo tempo, il salto di qualità e che ho ritrovato con la medesima mia esigenza di capire e comunicare.Due lavori paralleli partiti da diversi punti di vista. Due stili diversi ma con la medesima struttura: io che mi ispiravo alla telenovela, lui, che da giovane ricordo con bellissimi papillon, ordinava il presente con il feuilleton.
E ben vengano queste forme tanto vituperate ma tanto popolari se hanno dato 5 minuti di riflessione, di astrazione da un lavoro alienante, di una consapevolezza speciale forza che il ricordo di un collega o di una situazione ci ha infuso. 5 minuti di discussione, di aver voglia di dire la propria opinione, di raccontare una storia.
Hanno più valore di 5 minuti di notorietà.



