Unipol nasce in un mondo che cambia velocemente con la destalinizzazione di Kruscev e il Concilio Vaticano II° che cambierà radicalmente l’istituzione ecclesiastica. Un clima di profondo rinnovamento ideologico, quindi, dove la neonata si butta con entusiasmo affrontando innumerevoli difficoltà.“In quel periodo era dura rappresentare l' Unipol, nessuno la conosceva, c'era diffidenza e molti facevano confusione con Interpol” racconta un agente della prima ora in “Vent’anni di Unipol”, (un libro a cura del Gruppo Agenti edito in occasione del ventennale della Compagnia), e ancora si susseguono le testimonianze di chi lavora in locali “presi in prestito” dalle cooperative, spesso inventandosi mestiere e ruolo di agente o produttore. E il mondo della cooperazione sta ancora a guardare cosa combinerà “l’assicurazione diversa”. Certo, su sollecito dei vertici mette a disposizione uomini e strutture e, fatto più importante, è attraverso i suoi canali con l’estero che Unipol trova i primi riassicuratori (tedeschi e russi) fondamentali per l’attività, ma sul territorio, laddove c’è da fare i contratti, c’è ancora un po’ di diffidenza.

Diffidenza che è peraltro naturale considerando come i quadri cooperativi si sentano responsabili delle strutture che dirigono e facciano questo ragionamento: Sì va bene, ma se poi l’idea Unipol non và a buon fine chi dà poi i soldi ai miei associati ? Nonostante un aiuto solo parziale dal suo mercato di riferimento, una scarsa e (a ragione) diffidente cultura italiana circa l’istituzione assicurativa e la concorrenza di compagnie perlopiù già attive e prospere dal secolo precedente, i primi due anni di Unipol sono quasi esaltanti sotto il profilo dei numeri. Gli incrementi dei premi lordi superano di gran lunga le aspettative e su circa 135 compagnie presenti nel mercato, già dopo un anno e mezzo Unipol si classifica a metà con una penetrazione sempre più capillare nel territorio italiano. Tutto bene quindi. Ma come ogni storia che si rispetti
vi è il colpo di scena.
Dal 1963 circa, infatti, il celeberrimo boom economico inizia a spegnersi e il Paese entra in una ciclica recessione. Ma c’è di più: i governi dell’epoca sono impegnati a rendere obbligatoria la RC auto, provvedimento che si può definire solamente civile, ma anche che attiva un bel tot di affaristi, investitori e pescecani vari, attratti dalla massa di denaro che certamente si riverserà nelle tasche delle compagnie. Infatti, già dal 1965, si nota una inversione di tendenza nelle concessioni delle autorizzazioni. Acume affaristico, lobby e clientelismo fanno sì che in cinque anni vengano date autorizzazioni ad operare nel settore a più di sessanta compagnie, alcune delle quali, inutile dirlo, spariranno con il bottino molto presto. Ma non è nemmeno questo il grosso problema quanto il fatto che Unipol ha la maggior parte del suo portafoglio nella Rc auto e quindi, quando le compagnie più grosse decidono che possono permettersi di vendere dette polizze sottocosto pur di accaparrarsi fette di mercato, si trova in difficoltà. Dato che i problemi non vengono mai da soli, la compagnia deve affrontare anche altri due problemi in concomitanza. Uno è rappresentato dagli oneri di gestione che risultano tra i più alti nel settore (sembra impossibile oggi eh?…) l’altro è invece la questione del capitale sociale decisamente inadeguato alle dimensioni che la Compagnia ha raggiunto e alle sue ambizioni. Tre problemi che presi in prospettiva, spaccano il gruppo dirigente tra chi matura l’idea di vendere e chi, invece, prova a cercare una soluzione alternativa. Se avete letto fin qui stando comodamente seduti alla vostra scrivania, immaginerete come è finita. Ma le dinamiche e i mezzi per uscire dalla crisi ve la raccontiamo alla prossima puntata.
Nessun commento:
Posta un commento