Tra questi ultimi c’è un signore che ogni tanto sentiamo citare, non fosse altro quando andiamo a sentire le novità sindacali nella sala che porta il suo nome: Cinzio Zambelli . Questo personaggio non esce dal cilindro del prestigiatore, ma da una pluriennale esperienza nel settore economico della Lega dove, già da anni è un attivo membro della commissione per la sua riorganizzazione, nonché convinto sostenitore che possa esistere un punto di equilibrio tra affari e cooperazione. Zambelli, dentro ad Unipol già dal primo consiglio di amministrazione, si muove agevolmente nell’ambiente di una Lega che persegue il suo rinnovamento sempre più distaccato da un pregiudizio ideologico che appare sempre più appartenere a tempi lontani.
A livello europeo, ad esempio, il sindacato tedesco D.G.B. è “dentro” una compagnia di assicurazioni. Infatti la Volksfuersorge ha, all’epoca, circa 300 miliardi di lire di raccolta premi ed è prima in Germania per numero dei contratti. E se non basta a dare le idee delle dimensioni, diciamo che è anche primo gruppo assicurativo legato al movimento cooperativo in Europa e terzo nel mondo. Una sorta di Unipol moltiplicata n° volte quindi, che guarda con interesse alla esperienza italiana. Ed è dai contatti con il suo presidente, Walter Rittner, e Zambelli che questo “guardare” diventa analisi positiva delle potenzialità della piccola compagnia bolognese e che, infine si concretizza in una alleanza concreta. I tedeschi prendono quindi il 33% di Unipol portando capitale, che è ossigeno puro per il capitale sociale, e la tecnicità maturata in decenni di esperienza nel settore.
Un'altra alleanza si concretizzerà da lì a breve: quella con i sindacati italiani. E’ un passo importante non tanto per le quote che i sindacati rappresentano che, di fatto non sono grandissima cosa, ma perché questa alleanza permette di allargare il bacino di utenza, e legittima Unipol verso gli iscritti superando una diffidenza tra sindacato e compagnia che ha origini lontane e implicite nei rispettivi ruoli. Anche qui gioca un ruolo fondamentale la Storia, quella con la S maiuscola che porta negli anni ’70 al superamento delle divisioni ideologiche tra i tre sindacati italiani e le salda durante le lotte operaie dell’autunno caldo (quelle lotte che oggi noi chiamiamo orario equo, diritto all’ infortunio, possibilità di malattia pagata, 150 ore di studio…). Tanto che così come è naturale il mantra “Albertosi, Burnich, Facchetti…” con cui si inizia a declamare la formazione azzurra , altrettanto lo è il “Lama, Storti e Vanni” riferito ai tre leader di CGIL, CISL e UIL.

Quanto questa entrata influisce poi sulla conflittualità tra azienda e lavoratori (conflittualità ben presente e probabilmente ben più tosta dei tempi che conosciamo) non è dato da sapere e preferiamo lasciare a chi è riuscito a leggerci fin qui, ogni possibile elucubrazione in merito, quello che è certo è che la doppia alleanza stretta, porta ad attrezzare la compagnia con un capitale sociale finalmente adeguato e degli oneri di gestione che si possono diluire in un mercato più ampio. A queste operazioni non bisogna dimenticare che viene aggiunto un ulteriore tassello che è rappresentato da una forte decurtazione delle provvigioni per le agenzie. Operazione che pare abbia lasciato meno “cadaveri” sul campo di quello che si poteva immaginare.
Alla Assemblea straordinaria del Luglio del 1971 (foto a sinistra) tenutasi al Teatro la Ribalta vengono presentati i cambiamenti della Compagnia che coinvolgono anche la modifica dello Statuto e un radicale cambiamento di tutto il gruppo dirigente.
Se qualcuno ha avuto la pazienza di arrivare fin qui, capirà allora perché oggi esiste una Sala Zambelli (e se i locali aziendali vengono intitolati secondo il merito, non perdo le speranze di un futuro Bagno Kuerkulis nda) .
C’è da dire però che la storiografia ufficiale di Unipol è stata fin troppo agiografica verso questo importante personaggio. Certamente il suo ruolo è stato primario in questo (e non solo) momento cruciale per la Compagnia, non fosse altro per la capacità di vederne le prospettive future, ma spesso il suo ritratto sembra una caricatura di un eroe che in quattro mosse risolve la situazione. Secondo noi Zambelli ebbe la tenacia di proseguire fino in fondo un progetto in cui credeva, cavalcando le onde della storia e del cambiamento. Un po’ come un altro personaggio già qui incontrato e verso cui la storia ufficiale di Unipol è stata indubbiamente ingenerosa. Parliamo di Sergio Getici ( dimissionario poco prima del nuovo corso) che fu senz’altro uno dei “padri fondatori” di Unipol. Per evitare facili contrapposizioni tra eroi buoni o meno e senza scadere in inopportune esaltazioni, volendo approfondire un po’ di più questi due interessanti personaggi, ci possiamo affidare alle imparziali parole di una di quelle dirigenti della “vecchia guardia”.
Quelle, per intenderci, ancora capace di trovare un minuto tra i suoi molteplici impegni per parlare con un dipendente:la Dottoressa Maria Betazzoni, all’epoca responsabile dell’ufficio studi e statistiche che, ad un dipendente che stava lavorando alla tesi di laurea con argomento i primi anni di Unipol, rilasciò la testimonianza qui riportata integralmente: “ Premetto che sono estremamente grata ad entrambi perché mi hanno dato una possibilità unica di crescita sia umana che professionale, facendomi partecipare, in diretta, all’approfondimento di molti aspetti della vita dell’impresa. Sia Getici (foto a destra) che Zambelli erano persone che chiedevano molto.
I problemi andavano affrontati in tutti i loro aspetti e il presentare un lavoro a loro voleva dire prepararsi a fondo sulla tematica in discussione. Al di là dell’ impegno richiesto, era un metodo ben vissuto da noi giovani perché ci permetteva di esprimere le nostre potenzialità e di essere valorizzati. Inoltre entrambi, erano i primi ad applicare questa linea, senza risparmiarsi, diventando così un modello da seguire. Getici aveva un profilo più di carattere tecnico, con intuizioni che precorrevano i tempi, che coinvolgeva i suoi collaboratori con tutto il suo patrimonio umano e di conoscenza.
Zambelli aveva un profilo più di carattere politico, ma ben consapevole però di dovere acquisire una indispensabile base tecnica; non si faceva scrupolo quindi di mettersi in gioco, con umiltà e tenacia, anche su questo piano, per appropriarsi rapidamente delle conoscenze specifiche necessarie per dirigere l’impresa .” E ora, cari lettori, se volete guardare i Vostri capi attuali per paragonarli a questi personaggi… fate pure. Intanto rimanete in attesa della prossima puntata di questa lunga storia di cui anche voi oggi siete attori.
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