mercoledì 11 novembre 2009

Settima Puntata: crisi e cambiamenti

“ Lo sapete come si chiama nel gergo borsistico dove si fa la contrattazione dei titoli ? Parco buoi. Perché cosa si fa ai buoi ? Li si porta tutti in un recinto e poi si macellano. Così hanno fatto con i piccoli risparmiatori”. Così commentava Dario Fo , in una delle sue rare apparizioni televisive, la fine della “Milano da bere” e la nascita di un qualcosa di nuovo, di diverso e di inquietante. Gli anni ’80 si chiudono sulle immagini della caduta fisica della cortina di ferro e chi ha avuto una adolescenza con lo spauracchio del missili nucleari e della Guerra fredda, brinda al nuovo corso. C’è poco da brindare invece, che morto un nemico se ne fa un altro, e gli italiano guardano sullo schermo l’ aviere Cocciolone abbattuto dalla contrarea Irakena durante la Guerra del Golfo a cui noi italiani partecipiamo in barba ai dettami Costituzionali. Ci abitueremo presto alla guerra spettacolo e alle acrobazie parlamentari per autorizzare operazioni di “Polizia Internazionale”. Ci abitueremo presto alle migrazioni dall’ Est usciti da un incubo e attratti dai nostri nani e ballerine. Ci abitueremo presto a vedere in tv dei massacri etnici a sole 5 ore di macchina dalle nostre residenze, nei posti dove andavamo in vacanza. Ci abitueremo presto perché c’è la globalizzazione e dobbiamo ragionare più in grande. Cosa vuol dire tutto ciò nel nostro quotidiano ? Vuol dire che è finita la festa, ed è finita male. Ora bisogna sudare per difendere una idea di benessere. E se si suda in casa ascoltando un Amato in versione Churcill che promette lacrime e sangue, si suda anche nelle aziende che, bastonate dalla euforia borsisitica si ritrovano cone le pezze al culo. Unipol non fa eccezione. La Compagnia và bene, produce utili, ma ha un problema: Finsoe, che la controlla ha un buco. Non è un problema da poco. Molte cooperative che sono in Finsoe hanno fatto investimenti che si sono rivelati un buco nell’acqua e annaspano per tenere il mare. Unipol stessa deve dichiarare chiusa l’esperienza finanziaria di Leasing Macchine e di Ifiro. Non sono solo soldi che sono stati dispersi, ma anche 300 dipendenti da non lasciare a terra. A questa crisi, si aggiunge, un paio di anni dopo, l’ evento gattopardiano che cambia tutto e non cambia nulla: Tangentopoli. Non è questa la sede per le analisi e nemmeno per una cronologia che prenderebbe almeno una decina di numeri del giornale. Ricordiamo solo le immagini televisive dei potenti di ieri che camminano veloci sotto gli sputi e le monetine di chi, fino a poco tempo fa, li osannava. E ricordiamo anche il filone di “Mani Pulite” che si occupava delle tangenti rosse, quelle destinate ad un PCI che Occhetto , in quel periodo, cercava di rivestire con gli abiti del nuovo scenario. I partiti storici ,Democrazia Cristiana e Partito Socialista Italiano, si dissolvevano sotto i mandati di cattura. E l’altro grande partito ? Innocente ? Un magistrato, Oddone Nordio (tra l’altro anticomunista viscerale e dichiarato), puntò la preda e calò a più riprese in Unipol facendo fare straordinari (non pagati) a chi si occupava di sinistri e in particolare quelli delle feste dell’ Unità. Le uniformi in Unipol non erano una novità: diverse volte (a seconda dei venti politici dicevano i vecchi oberdaniani…) le divise della Guardia di Finanza erano di casa. Ma stavolta era diverso, nei metodi, nei modi, nell’ accanimento. Di fatto non emerse alcuna responsabilità a carico di Unipol. Tutti avevano fatto il loro mestiere di assicuratori senza guardare in faccia ai partiti di riferimento della Lega e nonostante che il Presidente della Unipol , Enea Mazzoli, avesse la tessera del partito più colpito dagli scandali (e permettetemi una digressione tutta mia, da dipendente che ha vissuto quegli anni e vuole esternare una seppur tardiva ammirazione per un uomo, Mazzoli appunto, che ha avuto i coglioni di saper proteggere una Azienda che induceva in tante tentazioni).


In quegli anni altri nomi si fanno strada. Il binomio Consorte – Sacchetti sostituirà, negli immediati anni a venire quello di Mazzoli- Zambelli. L’ uno, proveniente dalla ristrutturazione delle Coop di consumo, diventa, nel 1990, amministratore delegato e, nel 1996 Presidente e porta, alle soglie del duemila, una Compagnia con 815 miliardi di debiti e 100 di perdite (seppure in lire) ad essere la quinta Compagnia assicurativa sul difficile mercato assicurativo italiano. E il tutto senza licenziamenti. L’altro si pone come l’uomo della continuità. Con un passato da liquidatore sul territorio reggiano, figlio di un ex partigiano presidente delle Cantine Riunite (e verso cui i reggiani nutrono un sentimento quasi equamente diviso tra affetto e odio dopo il fallimento di queste…), incarna il perfetto “pard “ dell’ Ingegnere bocconiano e abruzzese per portare la Compagnia della Lega fuori dalle sacche economiche e a rilanciarla anche grazie ad un gruppo dirigente, spesso francamente antipatico e indisponente ma capace di operare nel campo assicurativo. Questo team, che opera senza tanti trolley di consulenti, porta la Unipol verso nuovi lidi. Nella struttura dell’azionariato nell’ anno 2002 le grosse cooperative sono salde e presenti in questa maniera:

Una grossa prevalenza delle Coop di consumo (che nel 2001 avevano 3.589.718 soci , pari a circa il 70% della globalità dei soci aderenti a cooperative legate alla Lega), ma anche la presenza di Coopfond, istituto che gestisce il Fondo Mutualistico istituito con Legge 59 del 1992 alimentato dal 3% degli utili delle cooperative esistenti a cui si aggiungono i patrimoni residui delle cooperative poste in liquidazione (231 miliardi del vecchio conio dopo solo 6 anni alla sua costituzione). Un grosso soggetto economico, quindi, che alla fine del millennio cerca di realizzare il sogno Zambelliano (ricordate el prime puntate ?) della Banca al servizio della idea cooperativa. E infatti nel 1998 si parte con il controllo di Banec di cui Unipol deteneva il 16,7% e la sua conversione in Unipol Banca fino a ad arrivare, un lustro dopo, alla operazione BNL. Operazione coerente da un punto di vista storico se non fosse per quella quota azionaria detenuta da Hopa spa rappresentata dal Bresciano Gnutti e che porta l’operazione sulle cronache dei giornali.
Ma questa è una altra storia.
Oppure la stessa.

Ottava ed ultima puntata La Nottata nun ha da passà”



Titolo della 8a puntata: “La Nottata nun ha da passà”
Ultima puntata
Di Kuerkulis


E’ forse un’ altra storia, o forse sempre la stessa. Di fatto se penso al
Giugno 2005 mi viene in mente una trattoria in un paese sulle coste
Andaluse dove il mio cellulare mi dà un messaggio dall’ Italia: Siamo
campioni. La Fortitudo ha vinto il suo secondo scudetto e urlo, esulto e pago
da bere a tutti i presenti. Ecco, le notizie che mi arrivano dall’ Italia sono poche
e mediate daglisms. Comunicazioni sintetiche: Bologna è una fornace per via della temperatura da serra; si è perso lo spareggio con il Parma e si è andati in B; qui stiamo tutti bene e voi ?… Su “El Pais” le prime pagine sono tutte dedicate al provvedimento di Zapatero circa i matrimoni civili tra persone del medesimo sesso e sento la gente che ne discute sugli autobus e nei bar.

Da noi, solo qualche settimana prima, un referendum per la procreazione assistita è andato deserto non raggiungendo il quorum. L’idea italiana pare che sia: se un problema non ti coinvolge direttamente fregatene. La notizia che non mi raggiunge in terra spagnola, la ritrovo una volta rientrato dalle ferie, in Via Stalingrado 45. Stiamo crescendo. Ancora ? Sì ancora . Abbiamo comperato il comprabile comprese aziende milanesi già frutto di fusioni. Culture aziendali di Aurora, Meie ,Whintertur iniziano a venire a contatto con quella già di per sé complessa di Unipol.

Qui già convivono da tempo i quasi 300 superstiti dei crack finanziari di Ifiro e Leasing macchine, insieme ai reduci della Renana, (gioiellino assicurativo buttato via da De Benedetti…), qui arrivano gli ex Universo,altra utopia di Getici, nella cui sede (unico palazzo di uffici nel quartiere Pilastro) andrà poi Linear. Qui arriveranno gli ex Caab del mitico ex presidente del Bologna Fabbretti e qui ci sono i colleghi ferraresi di Navale. Annunciati da una manifestazione rumorosa e fortissima, l’ innesto è forzato e dirompente. In una parola: loro non vogliono venire qui e l’azienda li costringe a farlo con tutto quello che ne consegue.

Cosa ci compriamo stavolta ? non l’ Unità o il Bologna FC come diceva “Radio Scarpa” (lanciandoci suggestioni di “Idee in Circolo “ come supplemento della domenica o di Lovisutti centravanti…)

Ci compriamo una banca. E che banca ! Banca Nazionale del Lavoro. Nata nel 1913 come Istituto di Credito per la Cooperazione, in seguito, nel 1929 diventata organismo di diritto pubblico, in seguito una decadenza di fatto fino alla trasformazione, nel 1992, in Società per Azioni e il timbro della fine dell’ epoca dello “Stato Banchiere” questa è la BNL. Ai più appare come una sorta di dinosauro parastatale destinato ad estinguersi ma, se qualcuno ha voglia di rileggersi le prime puntate di questa storia, ci troverà anche una sorta di coerenza. Infatti BNL è il primo organismo statale e finanziario che sostiene la cooperazione del dopoguerra. E noi di Unipol non siamo forse figli (o nipoti) dei vecchi cooperatori ?

E poi c’è una questione nazionale. Infatti, alla fine di Aprile, Banca Popolare di Lodi (BPL) lanciò una offerta pubblica per comperare Antonveneta e toglierla così dalle mire di una banca olandese (ABM Amro). Solo un mese prima una Banca basca (Banco Bilbao) effettuò la stessa

operazione per BNL. I colori nazionali vanno difesi, e se BPL si lancia in difesa di una realtà finanziaria italiana, Unipol la segue a difenderne un’altra e più grossa nonché coerente con la sua storia. Il tutto con la benedizione del Governatore della Banca d’ Italia Antonio Fazio.

In quella estate calda del 2005 l’idea in Via Stalingrado è quindi quella di fare le cose alla grande: ogni Cliente BNL deve avere una polizza Unipol. Se il progetto và in porto si realizza quindi l’ utopia pluricentenaria, di un mezzo finanziario di sostentamento per la cooperazione. Una idea che Unipol ha realizzato ma solo in parte non riuscendo a creare anche un polo bancario solido e durevole e, anzi, entrando in contrasto con quello che è considerato l’altro gigante rosso della economia: Monte dei Paschi.

Nel luglio 2005 il CdA di Unipol formalizza l’ obiettivo e subito si entra in contrasto con i sindacati di BNL che preferiscono i baschi ai bolognesi. Ma pare che questo sia ancora il problema minore. Infatti, in quella estate del 2005 i servizi di apertura dei Tg di Fede lasciano il posto dell’ “emergenza caldo” al tema delle intercettazioni telefoniche. Da Tom Ponzi in poi (un investigatore privato all’ opposto di Humprey Bogart) è un tema ricorrente nel vissuto italiano, qualcuno intercetta e qualcun altro diffonde, e in queste intercettazioni è coinvolto dapprima Fazio, poi Ricucci ed infine Gnutti, proprietario del gruppo Hopa e azionista Unipol.

In Via Stalingrado si continua a lavorare e a bestemmiare per i problemi quotidiani, il fatto che dalle intercettazioni spunti un “Gianni” dell’ Unipol in diretto contatto con Fassino è solo motivo di presa per i tanti che hanno il medesimo nome di battesimo,anche se quando leggiamo del linguaggio non propriamente oxfordiano che il nominato Gianni usava, capiamo tutti di chi si parla. Non ci si preoccupa nemmeno per tutto l’autunno, quando il caso si allarga complici i giornali di proprietà di Berlusconi che si prepara per tempo alla campagna elettorale di Aprile 2006.

Se qualcuno ne parla alle macchinette del caffè è con quel tono un po’ cinico che si riserva ai tanti scandali italiani, fatti di tanto fumo e poco arrosto e poi, si sa, se la politica è una cosa sporca la finanza che cosa deve essere ? Gira l’aneddoto del vecchio cooperatore toscano che indicando Gnutti chiedeva in dialetto chi era quello e che cosa aveva da spartire con la storia della cooperazione e la risposta di Consorte: è quello che ci dà i soldi per diventare grandi.

Siamo scafati in quell’ autunno 2005, ci indigniamo solo un po’ per l’ennesimo omicidio di mafia a Locri dell’ Onorevole Fortugno, andiamo a votare per le primarie e pensiamo se lo scenario BNL può , finalmente, darci quella considerazione che in fondo, molti di noi credono di non avere sul lavoro. Lo scenario BNL ci dà invece un avviso di garanzia a Consorte, a metà dicembre, quando prendiamo la tredicesima e pensiamo già ai regali. Scatta la bufera mediatica, e se solo pochi anni o mesi prima il nome Unipol citato in un Regionale dava un brivido da evento raro, oggi siamo in prima pagina su tutti i TG.

Colleghi che si sentono chiedere una opinione, il garage appena costruito che è il più inquadrato d’ Italia (tanto che la nonna di una collega era preoccupata per la nipote che lavorava in un posto dalle “finestre strane”), la fontana dell’ ingresso che pare prendere il posto di quella di Trevi nell’ immaginario del turista giapponese…

Allora il dipendente Unipol capisce che il gioco si è fatto duro. Non può essere altrimenti quando esci per fumarti una sigaretta e ti trovi un microfono sotto al naso, quando litighi con un tizio che ti punta una telecamera in facci mentre mangi facendoti domande da macroeconomia, quando entri con la crescenta per le festicciole pre-natalizie e uno delle Iene ti punta un faro in fronte chiedendoti se hai ancora voglia di festeggiare.

E quando il gioco si fa duro, i dipendenti Unipol fanno quadrato. A testa bassa a lavorare come mai, in molti avevamo fatto, con l’illusione di difendere un fortino, quel fortino vituperato, criticato, nei lunedì mattina odiato, ma che conteneva parte del nostro mondo e parte della nostra storia.

Arretrati smaltiti con l’energia che solo una rabbia può dare e che non si può sfogare verso l’ Impresa che nulla dice, contro i media che disinformano, contro gli opinionisti approssimativi ed interessati. Tutti a testa bassa a lavorare per aspettare che passasse “a nottata”.

La Nottata nun ha da passà. Passa però un ultimo dell’anno con le dimissioni di Consorte e Sacchetti. Se per molti le dimissioni di Consorte sono da giorni cronaca di una morte annunciata, quelle di Sacchetti scavano nel profondo. E’ lui la mente assicurativa, quello in ANIA. E’ lui quello che qualche decennio prima girava in 128 bordò per le campagne reggiane a liquidare i sinistri. E’ lui il figlio del senatore partigiano, quello che lanciò le Cantine Riunite in serie A e negli States e che, ancora oggi, divide i reggiani sui reali motivi del crollo di quella realtà. E’ lui, forse il nome che fa più male.

Chi sono Consorte e Sacchetti, avidi profittatori o Compagni G degni di rispetto ? Qualche dipendente anziano ritira fuori le lettere anonime di un certo “Bunnypol” che a metà degli anni ’80 spargeva veleno su un certo Ingegner Gianni in ascesa che finanziava il partito di Occhetto usando la meccanizzazione delle agenzie targata IBM, qualcun altro lo ricorda ripararsi dalla pioggia sotto un tendone del Festival dell’ Unità alle dieci di sera e con il cellulare incollato all’ orecchio. Chi c’era dall’altra parte che ascoltava ?

Sono queste le domande ora, che sostituiscono il cinismo con la rabbia e lo spaesamento. Su questa rabbia, su questo spaesamento, scivola l’ inizio di un 2006 che porta la prima parola di una istituzione (il sindacato) ai dipendenti. Finalmente qualcuno dice qualcosa. Poi qualche lettera agli agenti. Poi un nuovo gruppo dirigente.

Un Nuovo Governo, nel nostro piccolo mondo e nel Paese. Veniva già una nuova Primavera quando un nuovo Presidente disse a tutti che “i lavoratori sono la risorsa principale e fondamentale di questa Azienda.”. Qualcuno, sentendo quelle parole, sperò timidamente di essere di nuovo persona e consolo numero.

Noi del Circolo, allora riprendemmo a scrivere, e a chiederci e se era finalmente “passata a nuttata”.

Insomma… a che punto era la notte ? La domanda è ancora aperta… Oggi più che mai.